mercoledì 23 agosto 2023

VERTICE BRICS: Lula segue un’agenda «umanista».

 Tratto dall'articolo di Paolo Vittoria su Il Manifesto del 23.08.2023


Il presidente Lula guarda all’Africa, lo definisce «il continente del futuro», insiste sulla lotta alle diseguaglianze razziali, di genere, di educazione, di salute e di salario come tema principale, pensa al prossimo G20 e alla presidenza dei Brics in Brasile del 2025 per mettere questi temi al centro dell’agenda politica del vertice in Sudafrica.

La distribuzione di ricchezza è la grande questione, così come quella di superare meccanismi post-coloniali che non permettano una piena indipendenza dei paesi africani. Lo strumento che propone è di carattere economico ed è rendersi autonomi dal dollaro.

«Vogliamo trattare intorno a un tavolo alle stesse condizioni dell’Ue e degli Usa. Creare nuovi meccanismi che creino un mondo più equo senza togliere niente a nessuno», sostenendo l’Onu per un percorso di pace e per la lotta ai cambiamenti climatici. Bisogna cessare il fuoco, non far parlare le armi, ma oltre all’invasione della Russia in Ucraina, non dimenticare la guerra degli Stati uniti in Iraq, o quella di Francia e Inghilterra in Libia. «Bisogna creare un mondo più giusto, democratico, solidale pensando che la cosa più importante è la guerra alla fame».

Insomma, è un Lula fortemente umanista, per un mondo di pace, un’integrazione intercontinentale e nuovi strumenti multilaterali di una politica finanziaria che rendano possibile questo «altro mondo possibile».

giovedì 6 aprile 2023

CALA IL POTERE D’ACQUISTO DELLE FAMIGLIE. CHISSÀ PERCHÉ?

 


Nel rapporto dell’Istat, riguardante l’ultimo trimestre del 2022, emerge un quadro in cui risulta evidente, ancora una volta, che il potere d’acquisto delle famiglie scende, mentre salgono i profitti delle imprese.

Il reddito delle famiglie è salito dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, ma c’è un brusco arretramento del potere d’acquisto delle famiglie: -3,7%. Il problema principale sta nella forbice tra livelli salariali da un lato e dinamica dei prezzi dall’altro, in quanto l’inflazione relativa ai beni essenziali rimane inchiodata al 12,7%.

Insomma prezzi alti, redditi che ristagnano, risparmi che crollano. Questo significa che i lavoratori e le loro famiglie sono costretti a spendere quasi tutto il proprio reddito per l’accesso ai beni essenziali ed ai servizi. E se non ce la fanno non rimane altro che indebitarsi per mangiare, vestirsi e mandare i figli a scuola.

Ma in questo quadro c’è anche chi sorride, cioè le imprese. Il profitto delle società non finanziarie, infatti, è aumentato dell’1,9%, portandosi al 44,8%. E mentre i profitti crescono, gli investimenti diminuiscono. Il tasso di investimento è diminuito dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, nonostante tutti gli incentivi e gli sgravi decisi dalla politica degli ultimi anni a favore delle imprese.

Oltre a questa situazione di difficoltà vissuta soprattutto dei ceti popolari è sempre più evidente lo scollamento tra paese reale e politiche pubbliche.

In altre parole è ancora dominante l’idea che se si asseconda l’egoismo degli imprenditori si farà il bene di tutta la società. Ma ad aumentare sono stati solo i loro profitti. Non è aumentato il lavoro stabile, non sono cresciuti né i salari, né gli investimenti.

Bisognerebbe puntare su politiche redistributive, ma il governo attuale, come quelli precedenti, è sordo da questo orecchio, in assoluta contraddizione, tra l’altro, rispetto ai principi della nostra Costituzione.

L’alternativa c’è e sta nella proposta del Documento Umanista: “Il profitto non destinato ad essere reinvestito nell’azienda, non diretto alla sua espansione o diversificazione, prende la via della speculazione finanziaria. E la stessa via della speculazione finanziaria la prende il profitto che non crea nuovi posti di lavoro. Di conseguenza, la lotta dei lavoratori deve obbligare il capitale a raggiungere la sua massima resa produttiva. Ma questo non potrà diventare realtà senza una compartecipazione nella gestione e nella direzione dell’azienda”.


sabato 7 maggio 2022

DISARMO NUCLEARE ORA!


 

I Partiti Umanisti che oggi formano la Federazione Internazionale dei Partiti Umanisti hanno appoggiato e partecipato alla prima Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza nel 2009/2010, organizzata da Mondo senza Guerre e senza Violenza insieme alla Comunità per lo Sviluppo Umano, Convergenza delle Culture e il Centro Mondiale di Studi Umanisti, appartenenti all'Umanesimo Universalista, insieme a migliaia di organizzazioni sociali e personalità riconosciute di tutto il mondo.

Abbiamo anche partecipato alla campagna per il disarmo globale come priorità urgente nel 2006. Fin dalle loro origini, quasi quattro decenni fa, i Partiti Umanisti hanno denunciato ovunque la corsa agli armamenti e il pericolo nucleare, appoggiando ogni proposta  emersa nella direzione del disarmo e della proibizione delle armi nucleari.

Come umanisti abbiamo sempre rifiutato la violenza in tutte le sue forme: economica, religiosa, razziale, sessuale e morale, e di conseguenza esprimiamo il nostro rifiuto assoluto del ricorso alla guerra come metodo di risoluzione dei conflitti tra regioni o paesi, come sta accadendo attualmente in Ucraina e in altri punti del pianeta.

Ricordiamo che durante il XX secolo il numero di morti causati delle guerre ha superato i 155 milioni di esseri umani e non dimentichiamo l'effetto devastante del bombardamento nucleare delle città di Hiroshima e Nagasaki da parte degli Stati Uniti.

Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1945, fu creata l'ONU per prevenire un'altra guerra mondiale e successivamente fu redatta la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Tuttavia negli anni seguenti, durante la cosiddetta Guerra Fredda, lo sviluppo delle armi nucleari continuò in parallelo alla modernizzazione e all'accumulazione di armi convenzionali, facendo crescere la tensione e la possibilità di una guerra nucleare globale che avrebbe avuto conseguenze devastanti per il nostro pianeta.

Fu alla fine degli anni '80 che il presidente russo Mikhail Gorbaciov, consapevole dell'enorme pericolo rappresentato dall’escalation nucleare, in un tentativo il cui valore è stato sottovalutato, cercò di cambiare il corso della storia raggiungendo un accordo con il governo statunitense per smantellare progressivamente gli arsenali nucleari.

Il Trattato di Non Proliferazione delle Armi Nucleari, firmato nel 1968 da 190 paesi e il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TNP) di creazione più recente, 2017, non sono ancora stati attuati da tutti i paesi, per cui il pericolo nucleare è ancora estremamente grave.

Perché dopo 70 anni ci si ostina a dare ancora le stesse risposte? Le guerre continuano e con il conflitto in Ucraina è chiaro che sono inutili, sono un disastro, appartengono alla preistoria umana e che le popolazioni vogliono la pace; per questo noi continueremo a insistere nella direzione del disarmo nucleare.

Denunciamo l'ipocrisia degli Stati che parlano di pace, ma possiedono ordigni nucleari, commerciano con le armi e ne traggono profitto economico, e non firmano il TNP.

Troviamo molto contraddittorio che il fondo europeo per la pace sostenga l'Ucraina con milioni di euro in armi. La pace non si ottiene con più armi e tutti gli sforzi per giustificare le guerre dovrebbero concentrarsi sul dialogo e sul trovare nuovi mezzi per risolvere i conflitti.

Chi sono i responsabili? Senza entrare in un'analisi esaustiva, sono evidenti gli interessi del complesso militare industriale e del sistema finanziario internazionale, a cui sono subordinate le decisioni dei governi, ridotti a mere amministrazioni di interessi corporativi.

Come si potrebbe porre fine ai conflitti armati? Come si potrebbero liberare tutti i territori occupati? È urgente considerare un altro tipo di relazioni tra i popoli, basate sull’aiuto e sulla cooperazione, all’interno di una visione nella quale le persone siano considerate la cosa più importante, al di sopra del denaro, del potere e di qualsiasi altro valore che non abbia al proprio centro la vita.

È il momento di scegliere le condizioni in cui vogliamo vivere ed è necessario scegliere tra due percorsi che portano a mondi opposti.

Le nostre proposte sono:

- Lo smantellamento degli arsenali nucleari

- La riduzione progressiva e proporzionale delle armi convenzionali

- Il ritiro immediato delle truppe d'invasione dai territori occupati

- La firma di trattati di non aggressione tra paesi

- La rinuncia dei governi all'uso della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti

- Ridefinire il ruolo delle forze armate e degli eserciti

- Ridefinire il ruolo dell'ONU

- La formazione di una commissione dell'ONU che possa accertare ciò che sta realmente accadendo in Ucraina

- La riduzione progressiva dei bilanci militari, destinando le risorse a risolvere i grandi problemi dell'umanità in questo momento come la fame, la povertà, il disastro ambientale e molti altri.

Invitiamo tutte le forze progressiste e gli individui di tutto il mondo ad alzare la voce in  favore del dialogo e del disarmo nucleare, poiché è in gioco il futuro dell'umanità.

martedì 8 febbraio 2022

VIOLENZA MACHISTA E ABLAZIONE

 


Il 6 febbraio si commemora la Giornata internazionale della Tolleranza Zero verso la mutilazione genitale femminile, pratica che consiste in quelle procedure che hanno lo scopo di “alterare o danneggiare gli organi genitali femminili per motivi che non hanno a che fare con decisioni mediche” e che viene eseguita alle bambine durante la loro infanzia e adolescenza.

La pratica si realizza principalmente nei paesi dell'Africa e del Medio Oriente, ma anche in alcuni paesi dell'Asia e dell'America latina e anche in popolazioni migranti in diverse parti del mondo. L'ablazione è una grave violazione dei diritti umani, della salute e dell'integrità di donne e ragazze.

Questa violenta tradizione, patriarcale e maschilista, limita e viola gravemente lo sviluppo integrale, quindi è chiaramente una pratica anti-umanista, dato il trattamento abusivo, crudele, disumano e degradante.

Almeno 200 milioni di ragazze e donne, tra i 15 e i 49 anni, sono state sottoposte all'ablazione. “Oggi, ogni anno i genitali vengono mutilati a 3 milioni di ragazze”. Durante la pandemia di COVID-19, i programmi di prevenzione dell'ablazione sono stati interrotti, il che potrebbe portare a una mutilazione femminile nel prossimo decennio per 2 milioni di persone.

Noi e gli umanisti del mondo ci impegniamo ad eliminare tutti i tipi di violenza. Per questo il Partito Umanista Internazionale si unisce alla lotta per l'eliminazione della mutilazione genitale femminile e, per andare avanti nella sua eliminazione, è necessario compiere sforzi coordinati e sistematici per sensibilizzare sui diritti umani, l'uguaglianza, l'educazione sessuale e l'attenzione alle vittime dell'ablazione.

La violenza di genere continua ad essere la violazione dei diritti umani più diffusa nel mondo e continuerà ad essere tale finché la violenza contro le donne sarà percepita come una tradizione o un'abitudine normalizzata e naturalizzata.

Per progredire nell'eliminazione della violenza contro le donne è necessario contestare qualsiasi tradizione o usanza lesiva nei confronti delle donne, qualunque sia la cultura in questione. Un processo critico-riflessivo che elimina qualsiasi giustificazione alla violenza di genere e tutti i riti e miti che la sostengono.

 

Equipe di coordinamento internazionale

Federazione dei partiti umanisti


martedì 25 gennaio 2022

LA RISPOSTA VIOLENTA DELLO STATO NON LI FERMERÀ


Il Partito Umanista di Roma condanna senza mezzi termini la risposta violenta delle forze dell’ordine che hanno picchiato gli studenti scesi in piazza a Roma domenica scorsa per protestare contro l’alternanza scuola-lavoro, dopo la morte di Lorenzo Parelli a Lauzacco in seguito ad un incidente che si è verificato in un'azienda in cui il ragazzo aveva finito il suo ultimo giorno di stage.

Quanto successo è indubbiamente la fotografia di come lo Stato e la politica istituzionale stanno rispondendo alle nuove generazioni. Gli incidenti di Roma sono assolutamente coerenti con i provvedimenti presi nei confronti degli studenti che da mesi stanno protestando, con occupazioni e mobilitazioni varie, per richiedere scuole più sicure sul piano sanitario, maggiori spazi di socialità, una migliore edilizia scolastica e superamento di quel processo di aziendalizzazione del percorso educativo che, tramite l’alternanza scuola-lavoro, ha già provocato la morte di un ragazzo di 18 anni.

Tali provvedimenti si concretizzano in sospensioni disciplinari e denunce, invitando i presidi a segnalare i responsabili delle occupazioni. Questa è l’unica risposta di una politica istituzionale sempre più lontana e sempre più sorda nei confronti delle istanze di cambiamento che stanno emergendo soprattutto tra le nuove generazioni.

Per cui il Partito Umanista di Roma appoggia senza esitazioni le prossime iniziative studentesche, come la settimana di agitazione aperta il 24 gennaio a Roma contro l’alternanza scuola-lavoro, le occupazioni delle scuole in altre città italiane e la protesta nazionale lanciata dall’UDS per il 28 gennaio.

martedì 4 maggio 2021

Il nuovo umanesimo è universalista

 

Verso un nuovo paradigma di cooperazione, solidarietà e reciprocità

 


Oggi, martedì 4 maggio, è il 52° anniversario del primo discorso pubblico di Silo, filosofo e principale ideologo del Nuovo Umanesimo. Il suo messaggio fu dato nel 1969 tra rocce e montagne a Punta de Vacas, in un luogo vicino all'autostrada che collega Mendoza (Argentina) con Santiago (Cile), con un grande valore simbolico perché fu l'unico luogo, dopo molti sforzi e trattative, dove fu ottenuto il "permesso" dal regime militare de facto dell'Argentina per svolgere questa attività.

La dittatura militare argentina aveva proibito la realizzazione di qualsiasi atto pubblico nelle città e davanti allo sguardo sorpreso dei soldati che sorvegliavano la zona, circa duecento persone arrivarono in quel luogo remoto vicino ai tremila metri di altitudine, in un luogo desolato della Cordigliera delle Ande, per ascoltare un uomo chiamato Silo (Mario Luis Rodríguez Cobos).

Quel giorno d'autunno, freddo e soleggiato, fin dalle prime ore del mattino, le autorità hanno controllato le vie d'accesso, esigendo documentazione e informazioni personali da coloro che arrivavano (il che ha creato alcuni conflitti con la stampa internazionale) e installando nidi di mitragliatrici, veicoli militari e uomini armati nelle zone circostanti.

In questo magnifico scenario di montagne innevate come auditorium naturale e minando la credibilità dell'abuso della censura autoritaria, Silo realizzò quella che è conosciuta come la "Lezione sulla guarigione della sofferenza", considerata la prima attività pubblica del Movimento Umanista. Una corrente di opinione che mette in discussione l'organizzazione del potere, atipica perché nata nel Terzo Mondo (in rottura con la visione egemonica, eurocentrica, occidentale, del sapere), in piena guerra fredda.

Così, il Nuovo Umanesimo emerge rompendo un nuovo terreno, salvando il pacifismo dell'umanesimo storico, denunciando tutte le forme di violenza, e portandolo molto oltre, proponendo la nonviolenza attiva come metodologia di azione, che all'epoca era sospetta per le parti in causa.

Il Nuovo Umanesimo parte dall'essere umano come posizione centrale della sua filosofia, ma non considera le posizioni teistiche come necessariamente opposte, né le scarta.

Non solo parte da un'antropologia che vede la persona come un essere storico e sociale, e apporta contributi a una nuova proposta psicologica (dall'intenzionalità della coscienza), ma sviluppa anche una proposta spirituale, che rompe con il paradigma razionale-scientifico, l'episteme dominante della scienza moderna.

Il Nuovo Umanesimo non parte da una visione statica o decontestualizzata dell'essere umano, come se corrispondesse a una condizione naturale (studia in profondità le condizioni di origine di ogni processo personale o sociale), ma piuttosto lo vede in dinamica come un essere sociale che, come afferma il Documento Umanista (1993), oltre ad avere una storia molto lunga, ha un futuro ancora più esteso.

Il Nuovo Umanesimo difende il diritto alla soggettività della persona, denunciando il dominio di questa da parte del grande capitale che controlla i media, così come fa con l'oggettività attraverso il controllo dei mezzi di produzione. E salva la costituzione umana dalla sua temporalità e dalla sua intersoggettività (nella sua apertura verso l'universo umano) come punto di partenza per convergere nella diversità per la costruzione della società umana universale.

Questa universalità si costituirà a partire da nuove forme di comunicazione interculturale, di scambio di esperienze e significati, come aspirazione, mai dalla pretesa che la specifica visione del mondo di una particolare cultura si imponga come razionalità universale, anche se tale cultura si chiama Europa occidentale o Nord America.

Cioè, l'universalità del Nuovo Umanesimo non è l'universalità dell'imperialismo internazionalista (come la globalizzazione), ma piuttosto quella del rispetto della diversità delle culture e delle regioni, propiziando la creazione di federazioni regionali e di una confederazione mondiale basata su un sistema di democrazia reale.

Gli umanisti capiscono che la globalizzazione, avanzando, demolisce lo stato nazionale, aumentando la disuguaglianza, la discriminazione e lo sfruttamento, ma siamo anche consapevoli che nella concentrazione del potere imperialista c'è una crescita del disordine che porterà al caos generale. In questa emergenza, identifichiamo come nostri interessi quelli di tutta l'umanità che soffre gli effetti dello stesso sistema globalizzato.

Evidentemente il Nuovo Umanesimo è decolonialista dal momento in cui emerge come paradigma basato sui principi di solidarietà e comunità. Inoltre, si definisce come dinamico e in costruzione, con il contributo delle diverse culture del mondo.

Le visioni imperialiste e colonialiste, con le loro pretese di universalità e l'unico sapere valido, legittimano il potere del grande capitale e naturalizzano i processi sociali di oppressione, il che chiude la possibilità di pensare alla trasformazione sociale oltre i limiti imposti dal capitalismo.

Il Partito Umanista Internazionale, come milioni di persone e organizzazioni umaniste, si dedica alla costruzione di un nuovo immaginario storico anticapitalista, un orizzonte di senso storico, caratterizzato da una soggettività basata sulla reciprocità e da una nuova razionalità liberatrice (dello sfruttamento e del dominio) e solidale (tra le persone e con la natura), espressa in ogni azione sociale personale e collettiva che realizziamo.

Come molte altre organizzazioni, il Partito Umanista Internazionale si colloca nella corrente di opinione del Movimento Umanista e assume il Nuovo Umanesimo come postulato filosofico della sua azione politica. Per tutte queste organizzazioni è essenziale elaborare un umanesimo che contribuisca al miglioramento della vita, che affronti la discriminazione, il fanatismo, lo sfruttamento e la violenza.

In un mondo che si sta rapidamente globalizzando, dove le azioni dell'imperialismo, dei gruppi finanziari e delle banche internazionali favoriscono lo scontro tra culture, etnie e regioni, il Movimento Umanista propone lo sviluppo di un Nuovo Umanesimo, plurale e convergente, un umanesimo capace di produrre la ricomposizione delle forze sociali; un umanesimo capace di creare un nuovo clima di riflessione e azione, in cui il personale non sia irriducibilmente opposto al sociale, né la libertà alla solidarietà.

Noi umanisti comprendiamo che il capitalismo non è solo un sistema economico, ma una complessa rete globale di potere, integrata da processi economici, politici e culturali, la cui somma sostiene l'intero sistema preistorico in cui ancora viviamo. Il Nuovo Umanesimo tende alla modifica di questo schema di potere, con l'obiettivo di trasformare l'attuale struttura sociale che sta andando verso un sistema chiuso (globalizzazione), in cui predominano gli atteggiamenti pratici e i "valori" teorici dell'antiumanesimo.

Queste pratiche mirano alla manipolazione, invisibilizzazione e repressione di tutti i tipi di rivolte, proteste e sviluppi di movimenti sociali che mettono in discussione i diversi tipi di violenza stabiliti. La logica dell'attuale sistema capitalista, patriarcale, antropocentrico, nasconde sotto la retorica del progresso e della modernità, l'esclusione e la sottomissione di miliardi di esseri umani umiliati, vilipesi, dimenticati ed emarginati, negando i loro diritti umani, compreso il loro diritto di sognare, di essere felici, di avere risolti i loro bisogni fondamentali di educazione, salute, casa, cibo, ecc.

Di fronte alla violenza del sistema, il nuovo umanesimo promuove la lotta emancipatrice non violenta, nella ricerca di costruire la possibilità di eliminare i fattori di oppressione, affinché gli esseri umani possano sviluppare l'esercizio della libertà, e delle qualità e forze creative che superano ogni forma di violenza.

In occasione della commemorazione ci saranno numerose celebrazioni nei Parchi di Studio e di Riflessione di tutto il mondo, così come in molti spazi definiti come umanisti o siloisti. Che questa data serva a incoraggiare la nostra azione umanizzante in modo creativo, come un umanesimo che, tenendo conto dei paradossi dei tempi, aspira a risolverli.

 

Equipe di coordinamento internazionale

Federazione dei partiti umanisti

 

4 maggio 2021.

 

* Dichiarazione basata su testi del Dizionario del Nuovo Umanesimo (1997).

sabato 9 gennaio 2021

COERENZA ED EFFICIENZA


 Aspirazioni e sfide dei partiti umanisti

Il 6 gennaio ricorre l'anniversario della nascita dell'ideologo del Nuovo Umanesimo Universalista, il filosofo argentino Mario Rodríguez Cobos, meglio conosciuto con il suo pseudonimo, Silo.

All'inizio degli anni Novanta, nel pieno dell'ascesa del neoliberismo anti-umanista, Silo ha approfondito la filosofia del Nuovo Umanesimo, la sua pratica politica e sociale, che ha preferito definire principalmente come atteggiamento e prospettiva di vita, che ha espresso nel Documento del Movimento Umanista, da cui trascriviamo la sua introduzione:

"Gli umanisti sono donne e uomini di questo secolo, di quest'epoca. Riconoscono gli antecedenti dell'umanesimo storico e si ispirano ai contributi delle diverse culture, non solo a quelle che attualmente occupano un posto centrale. Sono anche uomini e donne che si lasciano questo secolo e questo millennio alle spalle e si proiettano in un mondo nuovo".

"Gli umanisti sentono che la loro storia è molto lunga e che il loro futuro è ancora più ampio. Pensano al futuro, lottando per superare la crisi generale del presente. Sono ottimisti, credono nella libertà e nel progresso sociale".

"Gli umanisti sono internazionalisti, aspirano a una nazione umana universale. Essi comprendono globalmente il mondo in cui vivono e agiscono nel loro ambiente immediato. Non vogliono un mondo uniforme, ma un mondo multiplo: multiplo nelle etnie, nelle lingue e nei costumi; multiplo nelle località, nelle regioni e nelle autonomie; multiplo nelle idee e nelle aspirazioni; multiplo nelle credenze, nell'ateismo e nella religiosità; multiplo nel lavoro; multiplo nella creatività".

"Gli umanisti non vogliono padroni; non vogliono leader o capi, né si sentono rappresentanti o capi di nessuno. Gli umanisti non vogliono uno stato centralizzato, né uno stato para-statale che lo sostituisca. Gli umanisti non vogliono che gli eserciti della polizia o le bande armate li sostituiscano.

"Ma tra le aspirazioni umaniste e le realtà del mondo di oggi è stato eretto un muro. È giunto il momento, quindi, di abbatterlo. Questo richiede l'unione di tutti gli umanisti del mondo".

Così, Silo salva l'Umanesimo come storia, ma anche come progetto futuro e come strumento di azione attuale.

In un mondo in cui la disuguaglianza e la povertà sono in rapido aumento, egli propone un umanesimo che contribuisce al miglioramento della vita, che affronta la discriminazione, il fanatismo, lo sfruttamento e la violenza.

In un mondo in rapida globalizzazione che mostra i sintomi dello scontro tra culture, etnie e regioni, propone un umanesimo universalista, pluralista e convergente.

In un mondo in cui i Paesi, le istituzioni e le relazioni umane si stanno destrutturando, presenta un umanesimo capace di promuovere la ricomposizione delle forze sociali.

In un mondo in cui si è perso il senso e la direzione della vita, si definisce che deve esistere un umanesimo capace di creare un nuovo clima di riflessione in cui il personale non sia più irriducibilmente opposto al sociale, né il sociale al personale.

Silo propone che l'interesse sia la costruzione di un umanesimo creativo, non di un umanesimo ripetitivo; un nuovo umanesimo che, tenendo conto dei paradossi del tempo, aspira a risolverli.

Ed evidentemente tutte queste, che sono aspirazioni umanistiche, diventano sfide per i partiti umanisti.

Perché implica la rottura con il sistema di credenze che rispondono a un modello di potere globale violento, alienante, discriminatorio, escludente, schiavizzante e predatorio. Ciò richiederà un progetto con una profondità molto profonda e numerosi compiti nel presente, al fine di sovvertire questo schema di potere.

Poiché il modello di società che essi promuovono per noi, dicendo che è quello di generare ricchezza e progresso per tutti, nel profondo sappiamo che non è né solidale, né equo, né inclusivo, né democratico, tralasciando ampi settori della popolazione perché è stato progettato a beneficio delle grandi imprese.

Perché il sistema capitalista nella globalizzazione è progettato per imporre a livello mondiale forme politiche ed economiche che non rispettano le forme organizzative locali che non si adattano al loro progetto di espansione, trasformando ogni attività sociale in una merce e in un'opportunità di business.

Perché implica la sfida di costruire nuovi modi di fare politica, che siano inclusivi, partecipativi e trasparenti, che diano responsabilità, che svolgano la loro azione di fronte alla gente e con le spalle al potere economico.

Ed è qui che il lavoro di Silo acquisisce una prospettiva storica trasformativa, perché comprende un'etica, una sensibilità, un impegno collettivo che nessun membro della società sarà escluso, né sarà reso invisibile.

Poiché il 2020 segna il decimo anniversario della nascita della Federazione dei partiti umanisti e più di tre decenni dalla nascita dei primi collettivi politici umanisti, è un buon momento per riflettere sulla nostra azione politica. Sulle conquiste, le forme e le pratiche che dovranno essere sostenute, modificate o approfondite per avanzare nell'umanizzazione del nostro ambiente circostante.

"La questione è se saremo spettatori della vita o promotori
di azioni che organizzano la trasformazione intorno a noi,
trasformatori della vita reale che misurano e proiettano
nella loro azione le conseguenze che avremo su noi stessi e sugli altri.

"Dovete quindi assumere e dare una risposta di
suprema sfida e il cambiamento dell'ambiente e
così la nostra proposta è l'azione che promuove
la simultanea modificazione personale e ambientale,
quell'azione che provoca intenzionalmente il cambiamento
e lo dirige con un senso aperto, ampio, generoso,
e così vedrete presto una rinascita con la forza nel
cuore degli uomini e dei popoli, la luce della vita".

"La nostra proposta è l'Azione Trasformativa;
gioiosa, risoluta e permanente; azione trasformativa che
è quella piena di intenzionalità orientata al
cambiamento umanizzante di noi stessi, dell'ambiente
che ci circonda e di tutta questa terra, la nostra terra".

Silo (1989).

 

Equipe di Coordinamento Internazionale
Federazione dei Partiti Umanisti