Comunicati stampa

Dopo la manifestazione 15.O di Roma
NONVIOLENZA, FINO IN FONDO
Sempre la solita storia. Lo Stato, tramite i suoi rappresentanti, di fronte alla violenza non sa far altro che rispondere con altrettanta, se non maggiore violenza.
La violenza che un gruppo nettamente minoritario ha usato durante la manifestazione del 15 ottobre a Roma indetta dal popolo degli “indignati” non è stata certo maggiore di quella che purtroppo si è espressa in tante altre occasioni. Eppure, proprio stavolta che l’iniziativa autonoma di centinaia di migliaia di cittadini sta rubando sempre più spazio ai partiti politici che rappresentano sempre meno persone, le reazioni dei portavoce dei suddetti partiti stanno assumendo dimensioni decisamente sproporzionate.
Ed ecco che escono fuori proposte veramente ridicole. Come quella di Di Pietro, che ripropone la legge Reale come se fossimo negli anni di piombo, o come quella del ministro dell’interno Maroni, che si accoda al leader di Idv e minaccia “nuove misure legislative, che possano consentire alle forze dell'ordine di prevenire più efficacemente le violenze come quelle di sabato”. Per non parlare del sindaco di Roma Alemanno, che non si è fatta sfuggire l’occasione per coronare il suo sogno inconfessato: impedire i cortei nella capitale.  
La nonviolenza attiva, metodologia d’azione che è stata adottata sin dall’inizio dal movimento degli “indignati”, non può accettare questa deriva dal sapore inequivocabilmente reazionario.
La nonviolenza non reagisce con maggiori misure repressive alla violenza, anche se questa ha avuto conseguenze direttamente negative sull’andamento della grande manifestazione del 15 ottobre.
Qui si tratta di ripudiare la violenza, non le persone che la usano.
Qui si tratta di cercare comunque il dialogo, proprio con coloro che credono nella violenza come metodologia d’azione, al fine di dimostrare la netta superiorità, in termini di efficacia, della nonviolenza attiva.
La rivoluzione che vogliamo non può usare gli stessi metodi che usa il sistema contro cui lottiamo e che ogni giorno usa la violenza in tutti i campi del vivere umano. Altrimenti non sarà vera rivoluzione.
Carlo Olivieri
umanista